In un universo parallelo, Jonathan Harker non è un avvocato, ma un agente di commercio che lavora per "Il rifugio del pigiama": la sua grande occasione per cambiare vita arriva quando gli viene affidato l'incarico di convincere il conte Dracula a comprare una nuova linea di biancheria da notte che resiste a "qualsiasi" offesa del tempo.
Dracula, il principe nelle tenebre
“Ma guavdi, guavdi come le cade béne! Ma… non c’è uno spécchio qui?”
“…”
“Ah noo? Va bé, pazienza. Ma si fidi, si fidi, le dico che le sta ch’è un incanto! Queste vifinituve, poi, le donano pvopvio, sa?”
“…”
“Le sue nótti non savanno più le stesse con questo bel pigiama di setapuva! Eppói è una stóffa che duva. Etevna. Sa cosa vuol dive etevna?”
“Certo. Questo lo so bene.”
Dal diario di Vlad III Dracul, Valacchia, 13 aprile
Non so spiegarmi come mi sia capitato qui questo cicisbeo. Quando mi ha detto che veniva da Londra, ho creduto che fosse l’inviato dello studio notarile che ho interpellato per lettera il mese scorso.
La sera dell’arrivo si è spazzolato le provviste di una settimana, con la scusa che dalla locanda lo hanno cacciato via quando ha detto che era venuto per incontrare me (“Chissapói pevché!”) e il giorno dopo ha cominciato a tirar fuori dal baule tutte queste… frivolezze: come devo chiamarle?
Dal diario di Vlad III Dracul, Valacchia, 14 aprile
Ieri notte le mie tre ragazze l’hanno assalito. Nonostante avessi proibito loro di farsi vedere, sono entrate nella sua camera con indosso camicie da notte trasparenti e si sono messe a fare mossette oscene. Volevano irretirlo per levargli il sangue, e in effetti lui ha messo a tutte le mani addosso, ma poi: “Ma che stóffa bvutta, che taglio antiquato!”
È finita che si sono messe a litigare tra di loro, per via di come si sarebbero dovute vestire.
Dal diario di Vlad III Dracul, Valacchia, 15 aprile
Da Londra hanno risposto al mio telegramma e ho capito com’è andata. I consulenti immobiliari a cui mi ero rivolto hanno l’abitudine di farsi lasciare la posta nel negozio accanto quando non sono in ufficio. Là, un imbecille ha aperto la busta e ha pensato che la comunicazione fosse per loro. Quindi, invece di esaminare proposte di case in vendita, mi tocca vedermela con un rappresentante di biancheria da notte!
Non c’è problema: me lo succhierò. Mi scoccia però il fatto che mi toccherà andare a Londra di persona.
Dal diario di Mina Random, Londra, 20 aprile
Dopo tanti giorni di ansia senza averne notizia, Jonathan è tornato, ma non sta bene! È in stato confusionale, dice di essere scappato gettandosi dalla finestra per salvarsi la vita: ma perché? Dice molte cose senza senso: si dispera perché il conte dorme vestito, ma che comunque era riuscito a strappargli un grosso ordine di pigiamerie; però quello voleva che lo firmassero col sangue! Dice che dev’essere proprio tanto avaro, visto che nel paese lo chiamano vampiro; che in effetti, quando ha provato ad aggiungere alla commissione uno sciallino per leggere a letto nei giorni freddi, quello gli è saltato addosso come se volesse sbranarlo!
Insomma: questa trasferta, che doveva fargli vincere il premio di miglior venditore della ditta – soldi con cui ci saremmo potuti sposare – gli è costata la salute. Sono proprio infelice!
Dal diario di Lucy Dellovest, Londra, 23 aprile
Ieri sera in negozio mi è successa una cosa strana. Stavo sistemando la vetrina del The Pajama Refuge con gli ultimi arrivi (dei bellissimi pigiami da uomo color carta da zucchero), quando è passato lì davanti un uomo che mi ha turbato: all’inizio sembrava tirar dritto verso il locale accanto, poi ha visto l’insegna e si è fermato di colpo. Era un tipo alto, magro, con un vestito elegante, un mantello foderato di rosso e un cappello a cilindro. Ha guardato dentro e mi ha fissata, con gli occhi sbarrati; gialli, sembravano! Era come mi stesse guardando con odio!
Sono scappata dentro. Da quando il fidanzato della mia amica Mina, e mio ottimo collega, è tornato dal viaggio come privo di ragione, mi sento inquieta… Mi emoziono per un nonnulla…
L’ho detto, a Mina, che deve far vedere Jonathan al dottor Headshrinker.
Dal diario di Vlad III Dracul, Londra, 25 aprile
Questi inglesi sono proprio ridicoli, impossibili! Sono stato all’Autorità Portuale a reclamare le mie casse di terra che ancora non hanno fatto sbarcare dalla nave che mi ha portato qui, e hanno detto che non potevano, perché il natante è sotto sequestro, in quanto è arrivato piena di cadaveri. E per di più mi hanno tormentato di domande: com’è che solo io tra tutti quanti erano a bordo sono rimasto vivo?
Vivo, io! Ridicoli!
Dal diario di Lucy Dellovest, Londra, 26 aprile
Quell’uomo è tornato! Di sera, come l’altra volta. Non si è fermato davanti alla vetrina, è entrato! Mi ha guardato con intensità, ma questa volta non mi è sembrato uno sguardo d’odio: ne sono rimasta affascinata…
Cosa mi sta succedendo? Sono rimasta colpita dal suo sorriso, di labbra, senza scoprire i denti. Ha cominciato a fare domande, dove compriamo, se abbiamo filiali, rappresentanti… Ho più o meno risposto, ma sembrava non ascoltare, come se sapesse già tutto. Infine sono riuscita a chiedergli come potevo servirlo, e mi ha risposto in modo ambiguo: “Potrà, potrà servirmi, ma non subito, tornerò”. Il suo sguardo, sempre più penetrante, mi ha fatto paura, ma mi ha anche trasmesso brividi di piacere.
Devo chiedere anch’io un colloquio col dottor Headshrinker?
Dal diario di Mina Random, Londra, 26 aprile
Headshrinker ha visitato Jonathan, ma non ha voluto che assistessi. Quando, dopo ore, è venuto da me, mi è sembrato molto turbato e mi sono spaventata. Non ha voluto dirmi tutto, questo l’ho capito, ma non so se ci sia davvero da fidarsi di costui: si è messo a disquisire su esseri che sembrano uomini ma non lo sono, lo erano, ma sono diventati mostri, e cose così. Sembra che Jonathan abbia raccontato cose terribili, da cui il dottore ha dedotto che abbia rischiato di finire vittima di uno di quei mostri. Non so cosa pensare…
In ogni caso Headshrinker dice che c’è rimedio, ma che dobbiamo agire; che lui ha letto tutti i libri del dottor Van Hell-Sigh, che spiega cosa bisogna fare in questi casi.
Dal diario di Lucy Dellovest, Londra, 28 aprile
È venuto. Speravo tornasse, non facevo che pensare a lui. È entrato, mi ha guardata, mi ha fatta uscire da dietro il banco e mi ha condotta nel retrobottega. Mi batteva fortissimo il cuore, ma non avevo paura, ero in estasi.
Mi ha baciata sul collo. Ho percepito la sua foga: per un attimo ho sentito dolore, ma poi è stato un lungo deliquio, un paradiso…
(Ora non so perché sento un disagio innaturale a scrivere la parola “paradiso”. Che strano).
Sono totalmente sua. È bello!
Dal diario di Mina Random, Londra, 30 aprile
Andiamo. Headshrinker mi ha convinta, ma soprattutto mi sono convinta quando ho visto lui! È successo che avevo accompagnato in negozio Jonathan: si è un po’ rimesso in sesto e voleva riprendere contatto col suo ambiente di lavoro. Quando siamo entrati, c’era quest’essere, livido, disgustoso, che stava accostato a Lucy. A Lucy! E lei lo guardava in un modo!
Jonathan si è messo a urlare: “Pevdiana! Pevbacco! Pev tutti i numi!” ed è quasi svenuto. L’ho trascinato fuori e siamo scappati.
Ma Lucy? Che ne sarà di lei?
Headshrinker continua a dire che c’è speranza, ma che bisogna fare presto. Ha scoperto dove abita il tizio, e stiamo andando là! Anche Jonathan è con noi: dice che ha un conto in sospeso…
Dal diario di Vlad III Dracul, Londra, 30 aprile
Sciocchi! Con chi pensavano di avere a che fare? Sono entrati di soppiatto, di giorno, e sono scesi nella mia cantina. Hanno tolto il coperchio alla mia bara da letto, pensando che dormissi; ma, col baccano che hanno fatto, ero già ben sveglio! È stato buffo, il dottore, quando si è avvinghiato al tendaggio che copre la finestrella e l’ha strappato per fare entrare la luce del sole… ma gli scuri erano ben chiusi e lucchettati e c’è rimasto male. Quell’altro, poi, è proprio scemo: ha tirato fuori di tasca un copia-commissione e si è messo a urlare che dovevo firmarlo, che eravamo d’accordo! Anche se non è mia abitudine comportarmi così, gli ho dato un pugno sul naso. Poi si sono messi ad armeggiare coi loro paletti e martelletti, ma io ero pronto e non hanno avuto scampo: tutti morsicati come si deve! Ora sono giù in cantina, ai miei ordini. La ragazza, quella Mina, non è male, di sangue dolce, delizioso. Me la farò durare!
In tutta questa storia, devo dire che in fondo ci ho guadagnato; tra l’altro, ho imparato a dormire con la camicia da notte. Sto comodissimo, altro che tight! E poi, mi dà un’aria vintage che davvero mi si addice.
