Sfide!

sfide letterarie


Prova un po' a scrivere questo...

Dalla nostra collaborazione sui racconti a quattro mani è nata l'idea di un nuovo modo di metterci alla prova: "Scrivi un po' su..." Ti do un tema e tu ci scrivi sopra un racconto. Ma il tema deve essere bizzarro!

Ecco cosa è uscito fuori.


Scrivi: "Riflessioni di un ulivo in vaso durante Euroflora ai Parchi di Nervi"

Una lunga attesa

Tra poco rivedrò la marchesina Luisa. Il posto è questo: la villa, il parco, il roseto… Ci sarà anche lei, lo sento!
Non ho occhi, ma vedo. Non ho orecchie, ma ascolto. Annuso i profumi di tutte queste essenze, decine di giardinieri stanno decorando magnificamente questo splendido luogo. …Sarà per il nostro prossimo incontro? Mi piace illudermi, non può essere solo per noi questa ricchezza.
Ho solo il cruccio di questo vaso che costringe le mie giovani radici. M’impedisce di penetrare il suolo, ma d’altronde non avrebbero potuto portarmi qui, se non così. Di talea in talea, l’ulivo che Luisetta conobbe ha tramandato il proprio spirito fino a me: in me c’è lui, io sono lui. Quello che amò la marchesina, l’altera, indisponente, iraconda, incostante, infedele… ma bellissima e da tutti adorata.
Conte Riccardo, mi chiamai. Tra cento pretendenti fui per qualche tempo il favorito. Mi presentavo alle porte della villa a ogni ora del giorno e della sera, e talvolta mi accoglieva. Se sapevo blandirla secondo i suoi desideri del momento, mi conduceva nelle proprie stanze e ci amavamo. Mi fece promesse… E io le credetti! Sapevo com’ella fosse volubile e capricciosa, eppure le prestai fede. Fu la mia rovina.
Mi rivedo entrare quel pomeriggio nel padiglione. Sapevo che c’era, ma lei non mi aspettava. Si era aperta il corsetto e un uomo, lo stalliere, la stava baciando sui seni. Mi videro, lui mi guardò con un ghigno di sfida; lei, furibonda, “Vattene!”, mi gridò.
Persi il desiderio di vivere. Trovai il percorso per salire sul tetto e mi gettai giù. Nello schianto sul prato mi ruppi la testa, ma il mio soffio vitale non si estinse: il germe di un ulivo mi accolse, divenni tutt’uno con lui.
Ora sono di nuovo qui e l’aspetto. Riconoscerò le sue fattezze, anche se cambiate: nei secoli, molti corpi deve avere attraversato.

Arrivano! Sento un vocio di persone; tante! Una festa? Un ricevimento? Forse per questo il parco ha assunto questa forma sontuosa.
… Ma chi… Signore ciarliere, accompagnate da uomini immusoniti e silenti. Camminano guardandosi attorno, ma pare non vedano: la grazia dei cespugli in fiore non pare importante quanto le loro chiacchiere. Parlano delle loro vacanze in alberghi di lusso!
Ragazze e ragazzi. Ridono, scherzano, puntano quei loro rettangoli neri da una parte all’altra: so che servono a catturare immagini; ma loro vedono ben poco.
Famiglie: bambini che corrono e giocano, indifferenti a piante, arbusti, infiorescenze, corolle e boccioli. I genitori, distratti, un po’ li controllano e un po’ commentano tra loro: “bello”, sento dire, ma è una parola che vale per tutto o per niente.
Una donna, con finta noncuranza, a fatica nasconde la sofferenza percorrendo i viali di ghiaia con scarpe col tacco. Indossa pantaloni attillati e una giacca di finta pelliccia di leopardo, che mette in mostra il rilievo dei glutei, e non è un bello spettacolo.
È troppa, tutta questa strana gente! Perché succede? Nei parchi e nei vivai dove stavano i miei involucri che si sono succeduti negli anni c’erano visite, ma di ben diverso tenore! Chi ci guardava, lo faceva con interesse e piacere. Che significa tutto questo?
Passa un giorno, due, tre, tutti uguali: una folla spropositata e indefinibile si riversa tra questi viali, li attraversa a passo lento ma quasi sempre tirando avanti, come se lo scopo del loro passaggio fosse accumulare immagini il più possibile, ma con esito effimero.
Io attendo.

LEI! Questa ragazza sola, tranquilla, che si aggira tra fiori e piante con fare in apparenza distratto, ma competente; con sguardo acuto e penetrante; con negli occhi la capacità di cogliere cosa diventerà un ramoscello sparuto tra poco tempo, se ben curato; con l’alterigia, sì, di chi si sente e sa superiore, è quella che attendevo.
È bella. Diversa da com’era la mia Luisa, ma senz’altro lei, non mi posso sbagliare. Eppure… I dubbi mi assalgono: non c’è prova, certezza materiale… Ma mi devo fidare delle mie sensazioni!
Una mia radice è finalmente penetrata attraverso il foro di drenaggio del vaso, e ora posso comunicare, posso inviare impulsi chimici attraverso il terreno alle altre piante.
Uso tutta la mia potenza, la mia forza disperata, quasi annientandomi. È giunto il momento! Il punto è favorevole: chiedo, impongo! alla palma di lasciar cadere una foglia, pesante e puntuta sulla testa di lei. La pianta resiste, ma infine mi asseconda. La spina penetra nel capo della ragazza, che cade come un tronco reciso, e il sangue si sparge.
I conti son pari, Luisa!