... Dovrai raccontarmi l'impianto di un pomodoro nell'orto dal punto di vista di un lombrico.
Sandra
“Ancora un po’ di terra, vecchio mio?”
“No, grazie, ne ho ingoiata abbastanza. Ma questo suolo drenante a medio impasto è delizioso!”
“È da un po’ che ci vengo. Me lo ha segnalato lo Sguscia: lo conosci?”
“Sguscia? Certo! È quello spilungone di trenta centimetri, giusto?”
“Giusto. Sempre in giro: conosce mezzo mondo, lui. Ne fa di metri!”
“Ma… Cosa sono questi lamenti? Li senti, Lomb?”
“Sì, Rick, e penso di sapere chi è!”
“Seeen-to qual-coosa qui sooopraaaaa… Azootoo… Potasssioo…”
“No, dai! Non dirmi che è Sandra!”
“Sandra-la-cassandra, proprio…”
La vermetta stava avvicinandosi, non c’era dubbio. Chi poteva la evitava: pessimista per natura, sempre ad annunciare disgrazie, si diceva che portasse iella. Rick e Lomb presero la fuga, e lei gli urlò dietro.
“Cataaastrofee! Sciaguuuraaa! Vanga e zappa! Vanga e zappa! Vanga e zappa!”
I due si tuffarono in profondità nel suolo, la voce stridente di lei si perse.
Più tardi però li raggiunse di nuovo. Sembrava lucida, in quel momento, non più in preda alle visioni. Si rivolse a Lomb.
“Sei proprio un incosciente. Ti pare il posto, questo, in cui ricevere ospiti?”
“Perché, che c’è?” Fece Lomb infastidito, e scambiò un cenno d’intesa con l’amico: ‘Matta da legare’.
“Intanto, guarda un po’ lì, dove siete. Siete vicini alla linea tra quei due pali… Lo sapete cosa c’è di la, no?” Sandra rivolse un’occhiataccia di sfida a Lomb. Lui distolse lo sguardo, si schermì, bisbigliò qualcosa e cercò di distrarre Rick, lo invitò con un cenno ad andarsene, ma Sandra gli si mise davanti e ripeté fissandolo: “Lo sai cosa c’è di là, no?”
Lomb, imbarazzato, mormorò qualcosa di non udibile, ma lei non gli dava tregua, così lui si decise a pronunciare la terribile parola ad alta voce; con un sospiro di esasperazione quasi urlò:
“Galline!”
Rick si contorse, intimidito. Gettò un’occhiataccia all’amico. “Caspita! Potevi dirlo, però!”
“Ma sì, ma mica ci andiamo, di là. È anche un brutto ambiente. Tranquillo che qui non c’è pericolo.”
“D’accordo, però…”
“Va be’, vieni.” Si girò verso la vermetta e disse a voce alta, per chiarire che non doveva seguirli: “Ciao, Sandra.”
Lei li guardò allontanarsi con una espressione di disprezzo e rimprovero.
Guastafeste: per certo Sandra lo era. Il campo ospitava un’allegra riunione, c’erano Sguscia e tutti i suoi amici, tra cui Lomb e Rick; si divertivano e banchettavano con la dovizia di sostanze organiche del posto; all’improvviso, a turbamento dell’atmosfera allegra, si udì un lamento.
“Sciaaguuraaatiiiii!”
Qualcuno non sapeva: si guardarono in giro imbarazzati. I più riconobbero la voce e il tono: profferirono imprecazioni e bestemmie, qualcuno si lasciò sfuggire persino un ‘Porca biscia’.
Sandra fece la sua comparsa: corta e sottile, era tuttavia una presenza ingombrante, non la si poteva ignorare. I vermi si rassegnarono ad ascoltarne i deliri, con la speranza che la finisse presto.
I pochi che non la conoscevano sussurrarono richieste di spiegazione ai vicini, i quali si limitarono a invitarli a non dar peso alla cosa.
Raggiunto il centro del gruppo, Sandra si agitò e si contorse.
“Ve la godete, eh? Vi piace questo campo, eh? Banchettate… Incoscienti!”
Uno dei nuovi, uno che non la conosceva, commise l’errore di risponderle.
“Beh, che c’è di male?”
Sandra reagì con una risata amara.
“Chiedetevi un po’ perché questo terreno è così buono e ricco, stupidi! Ve lo dico io: è concimato!” Qualcuno s’intimorì, i più continuarono a fare cenni di compatimento e sopportazione. Lei riprese:
“E perché quelli là di sopra concimano i campi? Lo sapete, e fate finta di niente, incoscienti! Questo è un orto! Vanga e zappa, vanga e zappa! Ci faranno a pezzi, se restiamo qui!
Si levò una voce esasperata:
“E vattene, allora! Oooh! Va’ via, dunque!”
Sandrà si ammutolì e strisciò via.
Alcuni la seguirono, intimoriti e incuriositi nello stesso tempo. Lei li notò, si fermò in un angolo del campo. Quelli restarono a una certa distanza, come in attesa. Lei, mesta, iniziò a parlare sottovoce.
“Ho visto… Ero in superficie e ho visto… Quelle… scatole… Cartoni pieni di piantine… E ho avuto una visione.” Urlò. “Sì! Io vedo le cose che saranno, ma voi fate finta di niente…” Si zittì, si avvolse in sé stessa, poi riprese: “Frutti rossi, tondi, molli. Contengono acqua, sono leggeri… Durante la visione ne conoscevo il nome, ma ora non ricordo… Po… mo… Ma non importa.”
Tacque. Il silenzio durò a lungo, poi uno del gruppetto, uno giovane, si fece coraggio e chiese:
“Ma che significa?”
“Non lo sai? Che ti hanno insegnato a scuola? Scaveranno, ecco che significa!”
Si allontanarono, si divisero.
L’impianto del pomodoro avvenne all’improvviso, di prima mattina. Il suolo fu leggermente irrigato, senza che ciò potesse essere considerato un segno premonitore. I lombrichi nel campo erano tanti: furono colti di sorpresa.
Duro metallo penetrò con vigore nel terreno: zolle messe a soqquadro, colpi frenetici di lama per spezzare grumi, azioni rapide ed efficaci: fuggire era quasi impossibile. Ci furono molte vittime tra i vermi, mutilazioni, pietose contorsioni dei morenti.
I sopravvissuti additarono Sandra come colpevole della strage: il fatto di averla prevista fu considerato come atto malaugurante, come se avesse attirato lei la sciagura sulla comunità.
La chiamarono strega. La condannarono a morte. La sentenza fu eseguita per esposizione a becco di rondine.
