Sfide!

sfide letterarie


Prova un po' a scrivere questo...

Dalla nostra collaborazione sui racconti a quattro mani è nata l'idea di un nuovo modo di metterci alla prova: "Scrivi un po' su..." Ti do un tema e tu ci scrivi sopra un racconto. Ma il tema deve essere bizzarro!

Ecco cosa è uscito fuori.


Scrivi la sinossi di un “corto” di animazione che ha come argomento: una renna di Babbo Natale ha un’intossicazione alimentare al pranzo del 24 dicembre.

La pesantezza del lichene

All'approssimarsi delle feste e del lavoro che attende la sua squadra, Babbo Natale decide di passare in rassegna le renne che trainano la slitta. Con non poca fatica le rintraccia qua e là nella tundra artica, dove si sono disperse al termine della precedente stagione di consegne per riposarsi e ritrovarsi con parenti e amici.

A causa dell'inattività e del clima pacifico e rilassato gli animali si sono lasciati un po' andare: anziché muscolosi e scattanti, appaiono sovrappeso e con il pelo in disordine. Una in particolare non riesce neppure a indossare i finimenti a causa della pancia abbondante ed è oggetto di critiche e canzonature da parte delle compagne di scuderia. Irritato per il lassismo imperante, e preoccupato che slitta e traino possano non essere pronti al momento opportuno, un Babbo Natale rosso pompeiano sbraita contro i collaboratori e intima loro di mettersi subito a dieta e di allenarsi con pesi e passeggiate quotidiani. Conclude la tirata minacciandoli di licenziarli tutti in tronco e di rinnovare l'intera iconografia del venticinque dicembre attaccando alla slitta una batteria di trichechi, che da tempo gli fanno pressioni per lavorare con lui e rivoluzionare l'immagine del Natale. Incupite, le renne lo guardano allontanarsi in silenzio per poi attaccare un breve conciliabolo di grugniti e soffi. Al termine della concertazione, decidono di consultare il sindacato competente per avere un parere legale. Nessuna di loro, infatti, vorrebbe accettare il diktat di Babbo Natale e rinunciare alla vera vita da renna. Davanti all'impiegato eschimese, uno dopo l'altro gli animali protestano, facendo valere le proprie ragioni, ma non ottengono soddisfazione: il sindacalista, trincerandosi dietro garbugli verbali e discorsi incomprensibili, se ne lava le mani e consiglia ai postulanti di adeguarsi per amor di pace. D'altro canto, l'unico ciccione contemplato dalle feste è proprio il loro datore di lavoro, in perfetto allineamento con la tradizione.

Sconfortate e arrabbiate, le renne si mettono a regime, ulteriormente pungolate da Babbo Natale, che sorveglia gli allenamenti dalla sua base al Polo Nord. Nonostante l'impegno, l'animale più grasso fatica a buttare giù la pancia, anche perché, goloso di licheni, non riesce a trattenersi dal brucare di nascosto ogni qualvolta ne vede una chiazza.

Nel frattempo i trichechi, delusi per l'occasione sfumata, tramano alle spalle delle renne e decidono di sabotare la distribuzione dei doni per fare spazio al cambiamento auspicato, screditando in qualche modo la controparte. Si organizzano e pedinano le concorrenti in allenamento per individuare l'anello debole della catena: presto capiscono che quella sovrappeso, ansiosa e frustrata a causa della dieta e dell'esercizio coatto, costituisce un bersaglio ideale. Il tempo scorre e il venticinque dicembre si avvicina a grandi passi. I pinnipedi agiscono di soppiatto e riescono a fare in modo di lasciare in bella vista germogli, corteccia e, soprattutto, licheni, in modo che il povero animale non possa fare a meno di accorgersi dell'abbondanza di cibo alla sua portata. La renna con la pancia, lacerata tra la golosità e il dovere, fa del suo meglio per scansare la tentazione: cambia percorsi di allenamento, indossa paraocchi, si mette uno zoccolo in bocca per suscitare un senso di nausea che la aiuti a sconfiggere l'appetito. Esasperati da tanta resistenza, nel timore che il loro piano fallisca, i trichechi accelerano e depongono un quintale di verdura artica dove la vittima predestinata non possa fare a meno di trovarsela davanti. Dopo settimane estenuanti di digiuno e di fatica, l'animale non riesce a trattenersi e infine si butta sul banchetto, senza preoccuparsi del fatto che nel frattempo è giunta la vigilia di Natale e che la slitta l'attende. La renna ingoia fino all'ultimo lichene, che si deposita in cima a tutti gli altri nel capiente stomaco, saturandolo. Subito brividi di febbre e dolori di stomaco aggrediscono la povera bestia, non più avvezza alle abbuffate, che si sdraia zampe all'aria proprio sul luogo del misfatto, dove la sorprende infine Babbo Natale. Nulla può il vecchio per rimettere in piedi l'animale: a niente servono i rimproveri, le minacce, il digestivo, la purga, neppure l'atto estremo di una singola pedata nel morbido sedere della sua collaboratrice. Si fa allora avanti la banda dei trichechi, che si offre per rimpiazzare tutta la compagnia al tiro della slitta, risolvendo così il problema alla radice. Babbo Natale non fa in tempo a rispondere con un sì o con un no che le renne, prima sorprese, poi scandalizzate, infine inferocite, caricano i pinnipedi a testa bassa per difendere il proprio orto. Ne scaturisce una zuffa terribile, con i contendenti che rispondono ai colpi di zanne e di pinne con calci e cornate. Il vecchio si strappa il berretto dalla testa per la rabbia, lo getta in terra, ci salta sopra, gridando per soverchiare il pandemonio e avere un po' d'attenzione. Così facendo non si accorge, però, di essere sulla traiettoria  di un tricheco che, stordito da un colpo basso, gli rotola addosso. Tramortito, Babbo Natale crolla al suolo, proprio a fianco della renna con l'indigestione. I due giacciono fianco a fianco, l'uno russando, l'altra emettendo sonori borborigmi, mentre la rissa scema di intensità e si spegne: tutti gli animali si ritirano a capo chino, con lividi e graffi, stanchi e doloranti, del tutto incapaci, comunque, di trainare la slitta dei doni. Approfittando del campo libero, testimone invisibile degli eventi fino a quel momento, un clan di giovani pinguini in vacanza dall'Antartide si materializza all'improvviso di fronte al celebre mezzo e fa razzia di tutti i regali mentre una spettacolare aurora boreale illumina la tundra.