Dilettati a creare un breve scambio epistolare tra il Conte Dracula, sopravvissuto a mille travagli, al contrario di quanto sostenuto dalla letteratura ortodossa, e l'Anagrafe immaginaria di Cuncaglione Ligure.
COMUNE DI CUNCAGLIONE LIGURE
Provincia di Imperia
Ufficio Anagrafe
Egregio Signor D. Conte,
Ci pregiamo informarLa che la sua richiesta del 13 scorso, Num. Prot. 00000323425, avente a riferimento l’istanza presentata in data 2 u.s. Num. Prot. 00000323398, ai sensi di quanto disposto dall’Art. 74 bis Comma 29 del Regolamento Comunale, non può essere accolta.
Data... Firma...
D. Conte? Dracula strabuzzò gli occhi. “Mi hanno preso per un borghese qualsiasi, il mio titolo trasformato in cognome? Caspita, la mia è da secoli vera nobiltà di sangue! Chi più di me può dirlo?”
Il rigetto dell’istanza, in conclusione, già un po’ se l’aspettava. Maledetti burocrati! Comma di qua, comma di là… Ululò di rabbia, intanto in giro non c’era nessuno, il camposanto in cui aveva preso alloggio temporaneo, in una cappella non visitata da anni, era lontano dall’abitato.
Ancora una volta rimpianse di non avere un segretario che si occupasse di quelle scartoffie: lui non era adatto, si sforzava, ma perdeva troppo presto la pazienza. E per l’ennesima volta gli tornò alla mente il giovane Jonathan Harker. Quello sì aveva talento! Se solo non gli fosse sfuggito… Tra l’altro, per poi finire intortato dal quel fanfarone di Van Helsing! Il malefico che aveva spaccato il cuore a suo fratello Bricula, scambiandolo per lui. Che ricordi tristi!
La giornata era nuvolosa, giudicò che non c’era pericolo che potesse farsi largo il sole. Si fece forza e si avviò, non per la prima volta, verso l’Ufficio Anagrafe, dove sapeva che avrebbe trovato una persona diversa dalla donna scialba e ottusa delle sue precedenti visite. Essa giaceva all’obitorio, si era per qualche ragione recata in un bosco dove era morta dissanguata a causa di ferite alla gola, evidentemente procurate da una brutta caduta, dissero le autorità.
L’impiegato a cui si presentò non aveva l’aria furba: stava sudando, impegnato a interpretare le scritte sui due lati di un foglio che continuava a voltare da una parte all’altra.
“Vengo per questa…” Disse Dracula, esibendo la lettera ricevuta. “Vorrei che si riesaminasse il caso.” Il suo aspetto e la voce profonda reclamavano attenzione, e l’impiegato gliela concesse, senza peraltro dimostrare soggezione.
“Ah… Sì, mi ricordo: ha chiesto di prendere la residenza da noi. A questo indirizzo, già… Che poi è quello del cimitero…”
“Già.”
“Ma non si può!”
“Non capisco perché.”
Il funzionario lo squadrò dalla testa ai piedi.
“Lei, manifestamente, è vivo, a quanto pare. Tuttavia, agli atti… vede qui?” scartabellò un fascicolo “Lei risulta morto. Capisce bene che, per gli Uffici, sono gli atti che contano. Non si può concedere la residenza a un defunto. Ci vorrebbe un’istanza… Due testimoni che dichiarino che lei vive… Pensa di poterli produrre? Però, attenzione! In quanto morto, al cimitero potrebbe anche andare a stare. Ma in quanto vivo, penso proprio di no, sa? … Vede che brutto pasticcio?”
Dracula si confuse.
L’ometto ebbe un guizzo di vitalità negli occhi, un barlume di curiosità. “Lei ha indicato come sua attuale dimora l’indirizzo del nostro porticciolo…”
“Già. Il mio yacht è ormeggiato lì. L’imbarcazione si è – come dire – arenata, non ho più personale per farla viaggiare; l’equipaggio si è… consumato…”
L’impiegato sorrise a quel termine fuori luogo: lo straniero, evidentemente, non padroneggiava del tutto la lingua. Era un tipo bizzarro, abbigliato in quel modo ‘vintage’.
Dracula riprese: “Forse, se lei parlasse con un suo superiore… Senza offesa, naturalmente.”
L’ometto sospirò e atteggiò un’espressione che diceva ‘Intanto lo so come va a finire’. Tuttavia lasciò intuire una briciola di disponibilità. Dracula si congedò.
Scese al porto, a poche decine di metri dalla sede comunale. Era finito lì per sbaglio: la sua meta era stata Camogli, un luogo che gli era sembrato promettente per il continuo viavai di gente, dove per un po’ la sua presenza sarebbe passata inosservata. Tuttavia i marinai non erano bastati: l’ultimo, nella folle speranza di salvarsi, aveva diretto la prora verso terra, ed eccolo lì.
Ma il posto non gli dispiaceva, e avrebbe voluto fermarsi. Era stanco. Mortalmente stanco.
Salì a bordo, disgustato come sempre dalle oscillazioni del natante; scese nella stiva e ritrovò la propria bara, in cui si chiuse, esausto.
Attese. Passava il tempo tra il camposanto (dove stava scomodo perché gli mancava il suo feretro) e il porticciolo (dove stava scomodo per via del moto ondoso); con qualche puntata nei paesi vicini a scopo alimentare. D’altro canto, tutti quelli che aveva consultato si erano rifiutati di trasportare una bara al cimitero senza la dovuta documentazione e senza il contenuto di prammatica: un cadavere. A dire il vero di corpi avrebbe potuto procurarsene quanti ne voleva, ma le carte? Le maledette scartoffie?
Non ne poteva più: era finito in un vicolo cieco e disperava di poterne uscire. Del resto, era stanco di tutto, di questa maledetta razza umana che – rifletté – perdeva dopo i primi mesi di vita la capacità di interessarsi delle sole cose che contano – succhiare, dormire – e cominciava a complicarsi l’esistenza con milioni di futilità.
Si rassegnò a compiere un altro tentativo. Raggiunse il palazzo in vetro-cemento della “moderna” sede comunale e attese il suo turno per conferire con l’addetto all’anagrafe. Sbirciando nelle stanze e nei corridoi, si ritrovò a stupirsi per come stessero ancora assieme i vecchi arredi, sbilenchi e scrostati, evidentemente precedenti alla costruzione dell’edificio e ivi collocati fino a completa consunzione.
L’impiegato lo accolse mostrando cordialità nel riconoscerlo. Il sorriso però lasciò presto il posto a un’espressione desolata. Dracula capì.
“Dunque?”
“Si finisce sempre lì: se lei è vivo, può chiedere la residenza se prende dimora stabile a Cuncaglione; ma se è morto, non può! D’altra parte: se è morto, può occupare un posto al cimitero, ma se è vivo non può! Può comprare un loculo, questo è vero, ma mica andarci a stare! Non c’è soluzione.”
Il tagliacarte… Durante le sue visite all’anagrafe, ascoltando tutti quei vani discorsi, l’occhio di Dracula finiva sempre per posarsi lì, su quell’oggetto antico, solido, elegante, lasciato a impolverarsi in un angolo del tavolo.
“Non so che dirle: ne ho parlato anche con i colleghi, ma proprio non c’è modo.”
Il tagliacarte di legno… Robusto legno di frassino: Dracula ne conosceva bene le caratteristiche di durezza e flessibilità. La tentazione era forte…
“Potrebbe fare un’istanza affinché il Consiglio Comunale valuti la possibilità di emanare una norma ad hoc, ma non è detto che il Consiglio la esamini.”
Era giunto al limite della sopportazione. Basta! Dracula si protese e afferrò l’oggetto. Sollevò il braccio, e con un ghigno tra la risata e il pianto, si conficcò con forza il pugnale nel cuore.
L’impiegato, attonito, rimase a lungo muto e immobile. Infine si alzò, con grave lentezza girò attorno al tavolo e contemplò a bocca aperta il gran mucchio di polvere grigia che si era formato sul pavimento. Prese il telefono ma restò lì di nuovo imbambolato, incapace di decidere se comporre il numero dei servizi cimiteriali o quello della donna delle pulizie.
