Sfide!

sfide letterarie


Prova un po' a scrivere questo...

Dalla nostra collaborazione sui racconti a quattro mani è nata l'idea di un nuovo modo di metterci alla prova: "Scrivi un po' su..." Ti do un tema e tu ci scrivi sopra un racconto. Ma il tema deve essere bizzarro!

Ecco cosa è uscito fuori.


… puoi scrivere un breve articolo da rotocalco di periferia con intervista al custode del cimitero di Scopettino s/Stura che ha sorpreso un orco nudo nella cripta di famiglia del sindaco

Un orco al cimitero

“Salve, lei è il custode Mario? Buongiorno, sono Giacobazzi del Sensazionale!, ci siamo sentiti al telefono, per l’intervista. Scusi un attimo che finisco di scrivere questi appunti…”

Una traccia di muschio che orna il muretto del viale d’accesso sembra volerci indicare la strada per entrare in questo luogo di riposo, di meditazione e di pace devota. L’anziana coppia alle mie spalle muove con pudore passi leggeri sulla ghiaia, come timorosa d’infrangere il sacro silenzio. Eppure qualcuno, o qualcosa, qualche giorno fa ha violato questo santuario: ci sembra impossibile che quest’oasi di benedizione sia stata fatta teatro di turpi gesti! Siamo dunque giunti al cimitero di Scopettino per sentire l’accaduto dalla viva voce di chi ha scoperto il fatto.

“Ecco. Sa, io scrivo tutto in diretta, sul momento. Così viene alla luce l’esatta verità… E no, niente registratore: è comunque una mediazione. Dunque! Possiamo sederci su quelle panchine?”
“Macché! È tutto sporco, non le pulisco mai; venga dentro, nella guardiola. Chiudo anche la porta, così se viene qualche rompicoglioni di visitatore non ci disturba. Si sieda… Lo vuole un bicchier di vino? Lo fa mio cognato. Senta, senta!”
“No, grazie, davvero… A quest’ora, poi…”
“Ma è sempre l’ora!”
“Come se avessi accettato. Mi perdoni un minuto, prendo appunti.”

Siamo qui con Mario, il custode che l’altra mattina ha avuto l’inconsueto incontro che si accinge a rievocare per noi. Il poveruomo è ancora sconvolto, deve sedersi per parlarci. Gli guardiamo le mani e ne scorgiamo il tremito.

“… Le faccio qualche domanda, se permette. Lei era di turno l’altra mattina…”
“Sì, sono arrivato alle nove, un’ora prima dell’apertura al pubblico. Sempre che ci sia, il pubblico… Il Comune vuole tenere aperto tutti i giorni, ma più che altro la gente viene la domenica. Sa che dormite mi faccio, gli altri giorni!”
“Va be’. E che ha fatto in quell’ora?”
“Ecco, quando arrivo faccio il giro dei viali. A volte il vento porta cartacce, spazzatura. L’assessore è un maniaco. Capace che viene e mi rompe i c… mi fa una scenata se trova qualche schifezza.”
“Bene. Aspetti un attimo.”

“I miei doveri iniziano all’alba. I miei concittadini amano trovare un ambiente lindo e accogliente quando vengono a far visita ai loro cari defunti. Ero dunque impegnato alla pulizia dei viali, quando…”

“… quando? Lei percorreva il viale, quando…? Cosa è successo?”
“Ho sentito una voce, cioè no, un verso, un ansimare… Ho pensato: saranno mica due che scopano? Sa, il muretto è basso, a scavalcare ci vuol poco.”

“Ho sentito un rumore sospetto, come un rantolo. Ho pensato: sarà un animale…”

“… Così ho fatto un po’ di casino: ho tossito, ho sbattuto giù il secchiello, per fare capire che stavo arrivando. Ma niente: continuava. Così mi sono diretto verso il suono. Ho anche detto: Chi c’è là? Quella è la zona delle cappelle di famiglia – quelle dei ricchi, sa, che non si fanno mancare niente neanche da morti. Molte sono aperte, spaziose… come quella del sindaco…”
“Del sindaco! Aspetti.”

“Ero nel settore delle cappelle di famiglia, dove le ossa dei benemeriti della nostra società ancora ricevono il dovuto onore da loro meritato in vita. Tra esse, quella dei cari del dottor Macelloni, il nostro sindaco.”

“Continui.”
“Beh, vado. Mi avvicino, dico ancora: Uehi! Ma il verso continua, ora sembra un ringhiare, e viene proprio dalla cappella del sindaco. Mi ci metto davanti – a una certa distanza, sa, non si sa mai – e lo vedo. Mi scappa un bestemmione.”

“Giunto lì davanti, cauto, inquieto, guardo all’interno e inorridisco! Mi faccio il segno della croce.”

“Era nudo, capisce? Un omone, con due spalle larghe e peli dappertutto. Lo guardo in faccia e mi rendo conto che è matto da legare!”

“Aveva l’aspetto di uno scimmione, ma con fattezze umane. Da dove sbuca? mi sono detto, Come può essere qui una cosa del genere? Ho temuto di impazzire.”

“E sa cosa vedo a quel punto?”
“Dica.”
“Ce l’aveva duro!”
“Cosa?”
“Ma come, cosa! Vuole che le dica cosa?”
“No, no… Aspetti…”

“Ho visto il pelo irsuto della bestia, le membra irrigidite, era sovraeccitata; in quel momento ho avuto molta paura, ma non sono scappato…”

“Gli dico: Chi cazzo sei? … Sì, ho detto una parolaccia, mi scappano, sa? E lui emette qualche suono che non capisco, poi farfuglia: ‘La ragazza… ragazza bella…’ Così mi ricordo che di recente ho visto più volte venire a fare visita alla tomba della zia una delle nipoti del sindaco: quella che stava all’estero ed è tornata a stare qua. Un gran pezzo di… Una bellezza.”

Non possiamo che ammirare la fermezza di quest’uomo, il suo sangue freddo: di certo avrà pensato a tutelare la sicurezza e il decoro del Santuario, prima che alla propria incolumità. L’essere avrebbe potuto aggredire qualcuno, così lo ha affrontato…

“Continui. E allora, lei?”
“Ma santa polenta!, ho pensato. L’ho guardato bene, non sembrava pericoloso; comunque avevo in mano la ramazza: una legnata sulle costole lo avrebbe messo a posto, nel caso. Ho guardato in giro per vedere se c’erano i suoi vestiti. Ho trovato solo un impermeabile, sono riuscito a farglielo infilare.”

“L’ho affrontato! Con un bastone, un’incerata…”
Come un moderno gladiatore che tiene a bada una fiera!

“Tutto sommato era calmo, così sono andato fino al telefono al gabbiotto per chiamare la Municipale. Sa, io mica ce l’ho, il portatile! il cellulare, come lo chiamano… I cancelli erano chiusi, ho pensato che il bestione non potesse scappare. E Gigino, il vigile, è arrivato subito: stava come sempre a quell’ora al bar della piazza a bere… insomma, a far colazione. Gli ho aperto il portoncino, l’ho portato dove prima c’era il tipo, ma niente, quello era sparito!”

“Pensavo di averlo ridotto all’impotenza e mi sono premurato di chiamare le autorità, prontamente accorse. Tuttavia, in pochi attimi l’essere è riuscito a dileguarsi senza lasciare traccia. Ancora adesso non capisco come abbia potuto.”

“Benissimo! Aspetti ancora un istante.”

Ecco, cari lettori: non possiamo nascondervi che forse un mostro si aggira attorno alle nostre case. Una bestia, un orco? Questo fatto, almeno finora, sfugge alla nostra comprensione.
Sua Eccellenza il Vescovo ha annunciato che sarà tra noi domenica, per la solenne cerimonia di riconsacrazione del santo luogo profanato. Intanto le indagini, affidate alla competenza del Maresciallo Marasca del locale presidio dell’Arma, proseguono incessanti. Nel prossimo numero torneremo a informarvi sull’inquietante caso col consueto rigore.

“Fatto. Grazie. Aggiungerò poi qualche rifinitura all’articolo, e le farò avere una copia del Sensazionale! prima dell’uscita di sabato.”
“Grazie, sa, ma non si disturbi: c’è sempre qualche beghina che me lo porta… E poi io, sa, non li leggo mica, i giornali: sono tutte scemenze… No?