Sfide!

sfide letterarie


Prova un po' a scrivere questo...

Dalla nostra collaborazione sui racconti a quattro mani è nata l'idea di un nuovo modo di metterci alla prova: "Scrivi un po' su..." Ti do un tema e tu ci scrivi sopra un racconto. Ma il tema deve essere bizzarro!

Ecco cosa è uscito fuori.


... scrivi un po' il resoconto di una spesa alla Coop in stream of consciousness, da far cagare addosso Joyce...

Uh! Lisse!
(Vai liscio, ragazzo)

Si levassero dalle palle che non si capisce perché sul tapis roulant debbano stare fermi questi imbranati vecchi del cazzo che se non siete capaci a camminare che ci venite a fare al supermercato mandateci un nipote o qualcuno sveglio che si muova un po’ invece di fare le cariatidi e poi traballare fuscelli stecchi rami tronchi morti alla fine del percorso quando il corrimano va giù giù giù vi porta giù restate aggrappati che v’inghiotte magari magari magari ma no niente nisba nada nicievò il piedino ora calpesta pavimento marmo pietra o cosa cazzo sarà ma non più l’acciaio a lastre snodate che gira gira gira e già porta dietro di me altri allocchi vecchi stecchi rami secchi o becchi con donne scosciate sboccate ingioiellate sbarellate magari drogate ma tutte carrellate imborsate intronate sempre che si fermano lì lì lì sempre e proprio lì a quaranta centimetri dal tornello a guardare il cellulare che mica ha suonato ma loro oh loro chissà cosa guardano gobbe con occhi neri di rimmel e unghie finte di plastica o gel ma come come come fanno a manovrare quel coso o qualsiasi altra cosa ma cosa credete che vi facciano belle che poi se vi guardo vi vedo le labbra di gomma le guance di gomma le ciglia di filo di ferro i capelli di filo di ferro sottile che pare una stoppa dipinta ma male con vecchi colori un po’ secchi bagnati con acqua di stagno pisciata da rane ranocchi rospacci che sembrano lisci più lisci di voi che ora perbacco oh cazzo che cazzo mi tocca per forza non voglio ma devo per forza chiedere invece di darvi un calcio nel culo chiedere permesso.

Scu mi ha detto la baldracca hai capito “scu” che neanche le finisci le parole bru- pu- schi- va bene ti scuso se levi la padella del culo e ti tieni alla larga che ho fretta e che devo fare la spesa e che cazzo mica vengo qua come voi a passare la giornata e pigliare me stesso per il culo facendo finta facendo come se fosse importante questa del fare la spesa ma io ho ben altro da fare ben altro vi dico e vi prego vi prego restate a distanza guardatevi attorno cercate di rendervi conto che non siete soli non siete nel centro di piazza Vittoria alle sei del mattino di un giorno d’inverno ma siete tra gente altra gente tanta gente tra cui oh sì questo è quello che conta davvero tra quelli ci sono IO che non vi sopporto vi odio e pretendo il mio spazio IO devo passare IO devo guardare e selezionare le cose da comprare e no non è facile perché guarda qui quanti sono tanti sono troppi sono questi tubetti di dentifrici nelle loro scatolette lucide di carta cromata smaltata scolpita decorata con scritte balorde con nomi cretini con finte citazioni di finti dottori che danno finti consigli che costano un botto perché anche i creativi li paghi si capisce li paghi quelli che inventano queste cazzate pirulin pirulon duecento milligrammi in un tubo capiente in una scatola gigante che a scuoterla senti che dentro c’è niente quasi niente giusto un poco di pomata per un dente.

Fa niente.

Compro questo schifo indecente.

Le cime zucchine patate melanzane le cime le cime di rapa fagioli zucchine di nuovo zucchine lattuga le cime io voglio le cime di rapa e non questi porri chi cazzo li compra i porri chi cazzo li mangia io voglio le cime di rapa ed ecco le cime di rapa ma merda non ho preso il guanto fa niente le prendo lo stesso che tanto le mangio poi io mica tu brutto vecchio con occhi di pesce che scruti che guardi che giudichi e sbuffi ti sento che sbuffi ma non conti un cazzo non sei della Coop non sei un addetto un guardiano un capo-settore magari vorresti ma no caro mio alle poste ti hanno tenuto trent’anni e dove se no che sei scemo balordo ti vedo ti vedo e so cosa pensi ma zitto stai zitto perdio resta muto e fammi passare che devo pesare.

Avanti avanti avanti come elefanti lenti e pesanti venite venite ma io torno indietro mi serve la pasta che sta proprio a metà vi schivo sarete contenti vi schivo e non vi accorgete della grazia che vi faccio non vi spacco la faccia perché voi dritti spingete con la testa girata con gli occhi sul biglietto mal scritto col pensiero allo sconto del quaranta percento sull’oliodante che schifo fa schifo sa di grasso acido di padella lasciata in cantina di fritto in cartoccio del banchetto di sottoripa che se arriva un controllo non basta un milione per la corruzione e va bene vi schivo e mi infilo dececco dececco dececco mi frega una sega della marca basta che siano orecchiette basta che non siano in scadenza che a un etto alla volta ci metto tre mesi a finirle che mica mangio sempre orecchiette una volta ogni tanto va bene ma poi ci sono spaghetti rigatoni tortiglioni pipe conchiglie al pomodoro al pesto all’olio a burro e salvia se è fresca che secca non sa più di niente ma anche ditalini nel minestrone lo faccio surgelato per forza ma tanto è buono lo stesso ma sì li prendo i ditalini che non so se ne ho ancora mi pare un pochino ma già che ci sono però ragazzino non stare proprio davanti alle orecchiette vai a levarti le caccole laggiù là in fondo dove ci sono i televisori che c’è tanto spazio e io non ci passo dai televisori mi frega un cazzo a me dei televisori dove saranno mai mamma papà zio e zia mi tocca infilare la mano fare equilibrismi e lui mica si sposta e io mica posso abbassarmi a chiedere permesso anche a questo aborto spettinato che gli manca il piercing nel naso per essere completo va bene ce l’ho fatta le ho prese resta lì e mettici radici.

La cassa con la fila più corta IN CHIUSURA ecchecazzo di nuovo mi capita sempre mi capita oppure c’è un pirla che paga con i buoni pasto che vanno passati uno-per-uno-per-uno-per-uno quattro e settanta per uno fino ai novanta-cinque-euro-e-cinquanta dello spesone d’occasione ecchepalle io sono qui col mio bancomat che è un attimo lo passi poi scrivi il PIN e maggià poi magari trovi quella che se lo dimentica il pin che prova e riprova poi fruga nella borsa poi tira fuori il telefono e scorre scorre scorre ma dove l’ho scritto eppure era qua va bene pago in contanti EVVAI mi distraggo un minuto non guardo davanti dove la coppia incancrenita perde il moccio intanto che la cassiera passa BIP e poi BIP e via via lo spazio dall’altra parte si riempie ma loro mica si danno da fare anche se sono in due stanno lì a perdere tempo e poi piano piano riempiono borse sacchetti zainetti e VIA finalmente pago le mie quattro cose e FUORI fuori fuori corro verso l’automobile chissà se anche oggi come sempre sì sempre o almeno otto volte su dieci c’è uno che si è affiancato che tiene aperta la portiera che si fa seghe prima di scendere oppure che deve caricare che devo aspettare che ha cinquecento sacchetti uno qui uno là l’altro meglio di qua questo lo sposto questo lo aggiusto ma mettitelo in culo e sgomma che devo salire io me ne devo andare ho da fare ma ecco ma porca di quella puttana ho dimenticato di prendere il sale!