“OHI MADRE DE DIOS!”
L’urlo raggiunge Placido tre secondi dopo essersi sdraiato nella vasca da bagno.
“Penelope!”
“COSA ES-S-STO TEREMOTO!”
“Penelope!” alza la voce per oltrepassare la porta chiusa “Cosa fai qui? Dovresti venire alle otto, e sono le sei e mezza…!
La domestica spalanca l’uscio. Placido si rannicchia per nascondere le vergogne, ma la donna dirige lo sguardo all’esterno, in direzione dello sgabuzzino, che evidentemente ha aperto per prendere la scopa.
“Devo andar via prima. Mia sorella sta male, devo tenere la mia nipotina.”
“Quale delle diciotto?” Sta per chiedere lui, ma si trattiene.
“Scusa per il disordine, forse è caduto qualcosa… Volevo rimettere a posto, ma non ho fatto in tempo…”
“Mamma mia mamma mia!” Sospira lei “Uomini!”
Accosta la porta. Poi si rende conto di non aver chiuso bene, così ricaccia la testa dentro, sorride a Placido, che nel frattempo si era ridisteso, e infine richiude con tante scuse.
La mattinata passa senza infamia e senza lode, insegnante e studenti sono svogliati in pari misura. Placido non vede l’ora di tornare a casa per fare una telefonata importante. E finalmente…
“Buongiornosonocristinaoperatorequattrocentodiciannovecosapossofareperlei?”
“Ah… Sì, buongiorno, senta… Volevo chiedere se si possono ascoltare i messaggi dal centro messaggi.”
“Ecché, vuole che glieli legga un attore? Vabbé, se dice i messaggi vocali, quella non è roba nostra, si rivolga a Wozzap. Gli SMS invece, no, non si possono sentire, solo leggere. Lei, che ha, difetti di vista? Se ha difetti di vista, le spiego come fare a impostare i caratteri maxi, ma deve farsi aiutare da qualcuno…”
“No, no, dicevo… No, volevo capire se… una volta ricevuti i messaggi sul telefono, ma che non si sono letti né si vedono più, se per caso rimangono nel centro messaggi per un po’… Se si possono recuperare…”
“Ah no! No-no! Niente, nisba, finiti. Se li ha scaricati, è roba sua, noi non conserviamo niente, che crede? Forse qualcuno le ha detto che spiamo gli utenti, che facciamo dossieraggio? Notizie infondate, sono Feikniuz. Caro signore.”
“No, per carità! È che ho problemi col telefono, e…”
“Ma lo sa che sui telefoni c’è un’offerta straordinaria nei nostri centri sul territorio? Se mi dice la sua residenza, le segnalo il centro più vicino a lei nel raggio di duecento chilometri. Vedrà che risparmia un bel trenta-quaranta euro!”
“Grazie, semmai richiamo.”
“Restinlineaperrisponderealquestionariodigradimento! Buonagiornata!”
Ha telefonato prima del pranzo: ora non ha più fame, sazio di bestemmie. Del resto, è proprio dopo un colloquio con un call center che il Diavolo fa messe di anime bestemmiatrici. Placido si sta giocando il paradiso, se non porrà rimedio.
Cerca un’altra soluzione al suo problema. Depone delicatamente il relitto del palmare nella tasca della giacca ed esce.
Il negozio ha in vetrina merce varia per la casa: insalatiere, caffettiere, pattumiere... Ma sul vetro è incollato un foglio di quaderno con scritto a grandi lettere: “RIPARAZIONE CELLULARI”. Placido entra.
Lo scaffale a destra è pieno di rose di plastica, quello a sinistra di materiale elettrico. Sul fondo, un bancone con alcune teche in cui si vedono telefoni nuovi, usati, accessori. Dietro al banco, un cinese armeggia con strumenti elettronici miniaturizzati dall’incerta funzione.
Placido si avvicina, saluta con un sorriso e un lieve inchino, porge il telefono con gesto misurato e dice:
“Vorrei cambiare il display. Si può?”
Il tecnico vi getta sopra l’occhio per un quarto di secondo, senza smettere di trafficare coi suoi apparecchi. Poi parla:
“Si può. Costa trentanove. Hai fatto backup?”
“Perché?” sussurra Placido.
“Delle volte bisogna formattare, per fare vedere nuovo componente. Hai fatto backup?”
“Come faccio a fare il backup, se non si vede più niente?”
A quelle parole il cinese s’immobilizza, si trasfigura, punta lo sguardo sul misero cliente, assume la sembianza di un qualche suo antenato rifulgente di antica saggezza e dice:
“Backup si fa prima che qualcosa si rompe!”
A Placido manca il fiato. Si sgonfia come uno scolaretto preso in castagna, fruga nella mente alla ricerca di italianissime bugie giustificatorie, infine confessa:
“Non ho fatto il backup.” Singhiozza. “Non lo so fare, il backup!”
In procinto di scoppiare in lacrime, agguanta il cellulare e scappa di corsa.
Per la via, gli cola qualche lacrima. La folla è indifferente al suo manifesto dolore.
 
“Sono quattro etti, che faccio? Lascio?” Aprilia sporge la testa di lato per scrutare la cliente oltre la bilancia. Truccatissima, ingioiellata, erre moscia da snob. I milanesi cafoni e prepotenti le sono sempre stati sulle palle.
“Va bene, va bene.” Risponde quella alzando il sopracciglio rifinito di matita.
Aprilia sbuffa, si asciuga la fronte con il polso mentre fa il pacchetto e prende i soldi. Studia la mano abbronzata, le dita scheletriche. Sei tutta tirata, ma si vede benissimo che sei una carampana arricchita. E nemica del popolo. Non si accorge del capo alle sue spalle. La cliente esce e Osvaldo le dà di gomito: “Non va bene che guardi con quell'aria lì.”
Aprilia fa un salto: “Ma sei matto? Mi hai fatto paura.” Si liscia il grembiule, poi incrocia le braccia sul petto. “E che aria sarebbe, quella che dici tu?”
“Eh... hai capito...” Fa un gesto con la mano, ondeggiando con tutto il corpo. “Lo scazzo.”
Aprilia soffia.
“C'è poco da sbuffare. È un po' quell'atteggiamento che avete voi “compagni” verso chi non condivide le vostre idee...”
“Ma sentilo, il balilla invecchiato.”
Osvaldo si impettisce come un gallo: “Finché si scherza, va bene, ma tu passi subito il limite.”
Aprilia gli lancia un'occhiata velenosa, poi controlla l'orologio. “È ora di pranzo, grande padrone bianco”, si toglie il grembiule e corre a sciacquare la puzza di pesce dalle mani “io vado a mangiare. La stronza di prima era l'ultima della mattinata.” Sparisce un istante nel retro e subito ricompare con la borsetta, sistemandosi i capelli.
Osvaldo le blocca la strada: “Posso offrire io? Facciamo pace?”
Ma va' a cagare, pensa lei oltrepassandolo e sbattendo la porta alle spalle.